Nessuna sorpresa a Francoforte. Nell’euromeeting di ieri, 11 settembre, la Banca centrale europea ha deciso all’unanimità di mantenere invariati i tre tassi di interesse di politica monetaria. Il tasso sui depositi resta, quindi, al 2%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,40%. Attesa e prevista, la mossa o, meglio, la non-mossa conferma l’approccio prudente della Bce in una fase in cui l’inflazione sembra tornare progressivamente verso l’obiettivo del 2%.
Inflazione “intorno” al target: una sfumatura che conta
La Bce ha lievemente ritoccato la sua valutazione sulla dinamica dei prezzi, parlando di inflazione «intorno» al target di medio termine. Una sfumatura che non è sfumatura: riflette il dato di agosto, in cui l’indice dei prezzi è salito al 2,1% dal 2% registrato in giugno e luglio.
Le nuove proiezioni indicano un’inflazione media del 2,1% nel 2025, in lieve rialzo rispetto alle stime di giugno, mentre per il 2026 e il 2027 ci si attende rispettivamente un 1,7% e un 1,9%. Numeri, questi, che suggeriscono un graduale raffreddamento della dinamica dei prezzi, lasciando potenzialmente margini per ulteriori riduzioni dei tassi, a patto che il calo non sia guidato da fattori esterni come il cambio dell’euro, meno influenzabile dalla politica monetaria.
Christine Lagarde: “Decisioni guidate dai dati”
Durante la conferenza stampa di ieri, la presidente Christine Lagarde ha ribadito che le prossime mosse saranno prese sulla base dei dati: «Continuiamo a essere in una buona situazione» ha dichiarato, sottolineando che la Bce resta pronta ad agire qualora il quadro macroeconomico dovesse mutare.
Crescita in lieve recupero, ma restano i rischi
Sul fronte della crescita economica, le previsioni per il 2025 sono state leggermente riviste al rialzo: 1,2% rispetto allo 0,9% stimato a giugno. Per il 2026 la stima scende però all’1%, mentre il 2027 resta invariato all’1,3%. Lagarde ha osservato che il rallentamento del secondo trimestre è stato l’«iniziale» effetto della nuova situazione del commercio globale. Tuttavia, la presidente ha evidenziato che la domanda interna dovrebbe beneficiare della bassa disoccupazione e degli investimenti – sia pubblici che privati – in infrastrutture e difesa. I “venti contrari”, come il rafforzamento dell’euro, dovrebbero attenuarsi nel corso del prossimo anno. Perlomeno così si prevede (e spera).
Implicazioni per mutui e famiglie
Per i mutuatari, la decisione di mantenere i tassi invariati è un segnale di stabilità. Dopo mesi di rialzi aggressivi, i costi dei finanziamenti restano fermi, permettendo a famiglie e imprese di pianificare con maggiore certezza.